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Tra distillerie clandestine e principesse

Sto seduta sul dicarlobus così:

Foto del 23-07-17 alle 19.35

 

Ok, forse sono impazzita, o forse no, ma è importante far capire subito come è andata a finire questa duegiorni pescarese tra inaugurazioni, compleanni e bambine.

È finita con me seduta sul bus con il costume addosso e la sabbia sui piedi, coperta dal telo mare utilizzato a mo’ di copertina, cercando di evitare il febbrone – che è ormai abbastanza inevitabile stia arrivando a cavallo.

Se volessi riassumere quello che mi è successo nelle ultime settimane credo che l’unica parola che potrei usare è: karma.

In tutto, per tutto, che non è la bottadicùl, non è manco la legge dell’attrazione del pluricitato Segreto dell’editoria, è proprio karma.

È quando uno ti mette la mano in testa e dice: sì, mo basta rotture di maroni, mo’ va tutto bene. Benissimo.

E finalmente… aggiungo io!

Ma, avendo cominciato dalla fine, ora faccio un salto indietro a ieri mattina, quando appena sveglia, ancora su di giri dalla festa aziendale della sera precedente, mi sono scapicollata in stazione a prendere il primo dicarlobus diretto al mare.

Ormai lo sanno tutti che io gli voglio bene a questo autobus, lo sa pure la mia vicina di casa, ma durante l’estate gli voglio ancora più bene perché mentre io per due ore guardo rapita fuori dal finestrino la natura viva, verde, intorno a me, lui mi porta al mare. Mi porta ad un mare dove è tipo tutto facile, dove mia mamma è in stazione ad attendermi, dove in 4 minuti sei con i piedi in acqua, se vuoi. Nella cittadina di provincia, che tanto odio quanto a volte amo.

Quindi, arrivo a Pescara con due scopi ben precisi – e dichiarati tipo a tutti:

  1. festeggiare i 30 anni di mia cugina, che, con le principessine svedesi al seguito, ha radunato amici da tutta Italia per passare due giorni insieme in spiaggia;
  2. festeggiare l’inaugurazione del bar di mio fratello Filippo, un gioiellin nel pieno del centro città, nel cuore di quella che viene da anni – molto anni 90-definita aggiungo io – ‘movida pescarese’ – che poi, movida de che che stanno sempre tutti seduti a magnà e bere? Is forse movida a state of mind?

Comunque, arrivo sabato mattina e dopo un rapido pit stop casalingo mi precipito al mare, per ridurre i tempi ero partita già col costume addosso da Roma.

Cammino verso lo stabilimento dove i miei hanno iniziato la loro storia d’amore e dove io sono praticamente cresciuta, sempre lo stesso, da 30 anni, sempre sotto la stessa palma.

In questo periodo di cambiamenti non riesco a non pensare alle cose che non cambiano: le tradizioni, le abitudini, il “è sempre stato così”. Se faccio questo ragionamento in un momento “normale” della mia vita credo sempre che sia sempre un ambito che per me caratterizza una brutta sciagura dalla quale dobbiamo solo scampare e liberarcene.

È tutto il mondo della comfort zone, della routine, non è per me.

E invece in questo periodo, per certi versi e per precise ragioni, ci penso con un po’ di nostalgia: alle tradizioni finite, alle abitudini che sono cambiate. E principalmente parlo di famiglia: mia nonna non fa più i bocconotti col cioccolato e la cena di natale a casa nostra; mia mamma non si alza più dal letto alle 6 del mattino passando l’aspirapolvere e svegliando tutti; mio padre non ci chiama più cento volte per farci tornare a cena all’ora in cui lui ha fame (ossia tipo alle 7:30 di sera); mia zia non passa più a trovarmi appena scendo dal bus, e non passiamo più giornate intere chiuse nel ristorante dello zio a chiacchierare sul senso della vita.

Ci penso, e ne parlo, e mi sa che non sono l’unica che pensa a queste cose con un velo di tristezza, ma non mi sento una spettatrice distaccata, sono consapevole che sono stata io la prima a contribuire affinché alcuni cambiamenti divenissero reali, e ora che lo sono mi dispiace un po’.

MA, tutto questo romantico pensiero familiare (sì, sono romantica in questo periodo, tantissimo, lasciatemi in pace), con la stessa rapidità con cui è entrato nella mia testa durante la passeggiata verso il mare, altrettanto velocemente ne è uscito, a seguito dell’uragano Estelle, la mia personalissima principessa 3enne australosvedese che, vedendomi, comincia a tirarmi verso la piscina senza neanche avere il tempo di dire ciao a Federica e gli altri.

Dopo 5 minuti di vani tentativi di “ordine e disciplina”, come ogni volta, è finita con me che la lancio a fare cose pazze sotto gli occhi dei suoi temerari genitori… e quindi siiii, via coi tuffi a bomba sulla zia francy!

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Tante cose stanno cambiando, e se penso a quanto questa piccola gnappa bionda abbia davvero un significato nella mia vita dal momento in cui è nata, nel paese più lontano possibile dall’italia nel mondo, rimango sconvolta da sola.

Passiamo il pomeriggio volando sulla spiaggia e lanciandoci su cuscinoni colorati in mezzo al mare, riuscendo però miracolosamente anche a concordare delle cose da NON fare, per la primissima volta nella vita: Estelle, se ti butti dal pontile ti giuro che non voliamo più, mai, mai, mai più.

Estelle è ancora viva, non si è gettata dal pontile e io sono ancora una libera cittadina di questo paese…grandi soddisfazioni 😀

La serata inizierà presto, quindi in fretta e furia organizziamo con gli altri di incontrarci un’ora dopo docciati e vestiti a casa di Fede per un aperitivo in terrazza. Nei pochi secondi a disposizione decido che la cosa più sensata era andare a casa mia con Federico in macchina, uno degli amici presenti, portando con noi mio padre e l’altra cugina che era con noi.

Arriviamo a casa, dove troviamo tutti gli occupanti:

1 mamma

1 papà

1 fratello – che però cerca di non confondersi troppo con gli altri abitanti

1 cugina di mamma

1 figlia di cugina di mamma

1 Fede amico di Vasto

1 me

1 cane

Mancano solo il gatto e il topo e abbiamo fatto la fiera dell’est.

Tutti insieme appassionatamente. Tutti appena tornati dal mare.

Ma questa cosa, che forse potrebbe da sola essere una storia a se’, per noi è la normalità: siamo 7? Embè, se diventiamo 9 o 10 che cambia? Andiamo, su, rapidi!  Vuoi un caffè?

Il sud italia. Quanto lo amo il sud italia.

Nel giro di mezz’ora usciamo entrambi lavati e vestiti e pronti per raggiungere gli altri in terrazza.

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Federica compie trent’anni oggi e non possiamo fare a meno che lanciarci nel viale dei ricordi di tutte le follie fatte insieme in questi anni, ma soprattutto di quanto dieci anni fa credessimo che i trentanni sarebbero stati diversi o uguali a come effettivamente poi sono davvero oggi.

Passiamo una bella serata, tra chiacchiere, parcheggi e arrosticini, attendendo la mezzanotte per festeggiarla tutti insieme. 3-2-1….Auguri J!!!

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Finiamo di cenare e chiedo agli altri se hanno piacere di venire con me a salutare mio fratello, che ieri sera ha aperto il suo bar nel centro cittadino.

Non vedevo l’ora di vederlo aperto, dopo mesi di lavori, di corse, di consigli, di foto, di telefonate…finalmente è vero!

Ieri pomeriggio, per supportare l’inaugurazione da lontano non potendo essere lì, ho aperto i profili social della nostra Distilleria Clandestina, contribuendo a modo mio affinché queste prime serate andassero nel migliore dei modi.

Ma ho capito che non servivo io per farlo andare nel migliore dei modi: il bar è bellissimo, loro sono bellissimi, la luce è bellissima, la musica è bellissima. Amo tutto.

Le persone si nascondono come gli elefanti quando sono felici. Ma perché?

Sei felice? Sii felice! Fallo vedere, è contagioso, qual è il problema?

Noi siamo felici, e ci piace tanto farlo vedere <3

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Passiamo la serata bevendo e chiacchierando, e sento che vorrei tanto essere qui di più, passare più tempo con lui, condividere questa nuova vita adulta tra fratelli. Ma è così, e come tutte le cose, amo ogni sfumatura di questo strano on and off di vita vissuta qui.

Penso a quanto sarebbe bello organizzare degli incontri in questo bar, nella nostra distilleria clandestina dove tutti i clandestini emotivi e routinari troverebbero il proprio posto: mi piacerebbe vedere giovani viaggiatori solitari presentare il proprio libro bevendo gin tonic all’inglese, mi piacerebbe ascoltare un chitarrista cubano che beve rum di santiago mentre fuma un sigaro in cortile, mi piacerebbe scrivere le loro storie.

Mi metto a letto alle 4, dopo una passeggiata rinfrescante, col sorriso sulle labbra.

L’indomani, stamattina, domenica, maremaremare: oggi Estelle sta pochissimo con noi e per la prima volta dalla sua nascita riesco a tenere Iris in braccio per mezz’ora senza essere ferocemente picchiata. Come potevo lasciarla?!

E poi… voglio vedere il bar anche di giorno, ovviamente!

Ed ecco spiegato come mai sono zuppa, raffreddata e col telo mare addosso, seduta sul dicarlobus che mi riporta a casa.

Nella casa dove a breve tutto cambierà.

<3

3 pensieri su “Tra distillerie clandestine e principesse

  1. Ciao! Cerco compagna per viaggio di volontariato a Capo Verde..aiutare canie gatti per una associazione già presente li. Ho 31 anni sono di Milano e amo gli animali.. cercavo compagnia per questa esperienza. Se ti va contattami

  2. La farraginia della vita in cui siamo inviluppati. La definisco cosi. Ottimo lavoro, ottimo stipendio, invidiabile, ma la felicità è da un’altra parte. Io sono da un’altra parte. E lo vedo nello specchio quando per 15 giorni posso fare ciò che sono, ciò che voglio.
    E lo sento nelle vene quando viene meno la
    Voglia di godere di quello che questa vita offre. Non sento più la vibrazione. E quindi ti chiedi (mi chiedo) forse sapendo già la risposta, se non convenga mollare tutto, lavoro mutuo tutto e partire senza programmare la settimana dopo… e poi chi lo sa. Essere. Non esistere.
    Il tuo blog, una goccia di quello che vorrei.

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